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Quante volte vi è stato ricordato che gli esami non finiscono mai? Devono aver ripensato a questa frase gli specializzandi di Pediatria dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza sottoposti ad un calvario non indifferente. Di giorno lavoratori a tempo pieno nelle corsie del policlinico Umberto I  di notte studenti impelagati tra appunti dispense e registrazioni per superare i numerosi esami annuali cui sono sottoposti.
Portando ad esempio il 1° anno di scuola di specializzazione , gli specializzandi devono superare UNDICI esami alcuni dei quali articolati in una prima parte scritta e una discussione orale. Appare evidente che il carico sarebbe notevole finanche per uno " studente di professione" figuriamoci per un medico che passa   dalle 8 alle 12 ore in reparto e che deve ritagliarsi il tempo per studiare la sera, assonnato, stanco e magari con in testa l'abstract da inviare o la sindrome rara incontrata in reparto la mattina e obbligatoriamente da approfondire.
Si torna dunque all'origine dei problemi : è corretto inquadrare come semplice studente ( da un punto di vista fiscale, contrattuale e non solo ) un medico abilitato che fa diagnosi, prescrive terapie ed è  spesso il punto di riferimento per i pazienti stessi e per i loro familiari?
Per quale motivo i medici specializzandi sono costretti a pagare tasse (salatissime) all'Università se sono loro che forniscono un servizio alla struttura e non viceversa?
Per quale motivo sono sottoposti a doppia tassazione INPS- ENPAM sui loro già magri stipendi?
Perché le tasse che pagano e che aumenteranno di anno in anno sono a " fondo perduto" e non vengono riconosciute come contribuiti a tutti gli effetti?
Per quale motivo le 38 ore lavorative settimanali diventano 50-60 senza che nessuno abbia la forza per far valere i diritti contrattuali?
Forse è davvero arrivato il momento che la formazione del medico sia affidata parzialmente alla rete ospedaliera e al territorio?
Forse è arrivato il momento di essere trattati da colleghi a 360 gradi e non " per intervalla insanie" ?
Tante domande, tanta retorica, un'unica soluzione: rivendichiamo i diritti acquisiti ( non senza fatica) e pretendiamo il rispetto che si deve ad ogni professionista, giovane o meno.